di Massimo Reina
Fabio Mercurio non è “solo” un fashion stylist di successo: è un viaggiatore tra luci e set, tra creatività e precisione, tra sogni che diventano immagini. La sua carriera nasce dalla passione per il design di accessori e borse, ma presto prende una direzione diversa, portandolo a Bologna e poi oltre i confini italiani.
Dai primi passi nel 2008 fino ai set di Vogue, Vanity Fair, Cosmopolitan, L’Officiel, Marie Claire, Elle e Schön, Mercurio ha collaborato con fotografi di fama mondiale e lavorato al fianco di star internazionali come Christine Baranski, Cote De Pablo, Matthew Gray Gubler, Mayim Bialik, Ermal Meta e Max Pezzali.
Nel suo percorso non sono mancate esperienze da PR internazionale per Amen Couture, curando progetti con nomi come Angelina Jolie, Gwen Stefani e Nicole Scherzinger. Eppure, dietro le copertine patinate e i red carpet, c’è un uomo che non ha mai dimenticato le sue radici.
Fabio Mercurio – Lo sguardo oltre la moda
Originario di Melilli, in Sicilia, Fabio torna spesso nel suo paese anche per insegnare ai giovani e trasmettere loro un messaggio semplice e potente: non smettere di sognare, e credere nei propri progetti, che sia a casa o nel mondo. Questa intervista è un viaggio dentro la sua storia: il ragazzo partito da un piccolo paese siciliano, l’artista affermato a livello internazionale, e l’uomo che non ha mai perso il legame con la propria terra.
Fabio, iniziamo dalla tua infanzia: c’è un’immagine, un profumo, un rumore che racconta meglio di tutto la tua fanciullezza a Melilli?
Ci sono due versioni del mio crescere a Melilli, quella spensierata e divertente, contornata da persone meravigliose che ho anche incontrato questa estate, persone che hanno contribuito alla mia felicità e al mio “benessere”. Poi c’è la versione della tensione, come giovane uomo gay ho subito bullismo quando ancora non c’è un nome per definirlo, minacce e delle volte delle vere e proprie vessazioni, insomma, é stata un’adolescenza felice ma in allerta, ero circondato per fortuna da persone intelligenti e molto protettive, questo aspetto mi ha aiutato a stare un filino più sereno.
In quegli anni, avresti mai immaginato che un giorno avresti calcato set internazionali e red carpet?
No, avevo una passione innata per la fotografia di moda, mia madre comprava le riviste ed io le sfogliavo incantato, volevo studiare per accedere al settore, sapevo già che sarebbe stato pesante e altamente competitivo, non ho mai vissuto sulle nuvole, ho sempre messo avanti l’indipendenza economica e il lavorare duro, il resto quando arriva ha sempre un motivo, nel mio caso ha ripagato altamente e delle volte anche in maniere inaspettata.
Sei partito giovane per il Nord Italia: qual è il ricordo più vivido di quei tuoi primi passi lontano da casa? Paura, entusiasmo, incertezza?
In parte sono una persona abitudinaria e metodica, una nuova vita con routine diverse mi incuriosiva, per un po sono stato anche turbato, non è stato semplice, Bologna per fortuna in quegli anni era un fermento continuo e diciamo che non mi sono mai annoiato, ho conosciuto tante persone interessanti con cui lavoro tutt’ora. Un mix fra entusiasmo e timore direi, la spavalderia della giovinezza aiuta sicuramente a superare lo stress del trasferimento in una grande città dove sei effettivamente da solo, ogni tanto però qualche amico passava a trovarmi.
Hai mai avuto il momento in cui ha pensato: “Forse non ce la farò”? E, nel caso, cosa ti ha fatto resistere?
E’ successo un paio di volte, ma sai, io non ho mai avuto la certezza matematica di riuscire a fare quello per cui ho studiato quindi ho fatto anche altri lavori per mantenermi senza pesare a nessuno, ho lavorato in due Showroom di abbigliamento, ho fatto le vetrine per un noto negozio in centro, disegnato borse per due brand e per mantenermi gli studi facevo le pulizie in 4 condomini insieme ad un’amica, le crisi le affronto buttandomici dentro a capofitto, non scappo.

Come hai imparato a trovare la tua voce creativa in un mondo così competitivo?
Impari man mano che costruisci il portfolio, adesso posso scegliere con chi lavorare, sicuramente essere assertivi, educati e con una reputazione impeccabile aiuta al 90%. Non è stato sempre così, quando hai meno esperienza c’è sempre qualcuno pronto a prevaricare o farti le scarpe, io non ho tempo da perdere ma diciamo che se qualcosa non quadra te lo faccio notare, senza remore, sono un fan dell’educazione in generale, sul lavoro ancor di più.
Oltre alla moda, quali passioni o interessi personali ti danno energia e ispirazione?
L’ispirazione per noi creativi arriva dalla musica, ho una collezione di dischi e cd imponente ed ho fatto il dj per 15 anni in un club, il mondo della notte è stata una delle grandi ispirazioni per me, sicuramente il cinema, la letteratura, sono un divoratore di film e serie tv, amo leggere e quando leggi, immagini. Altra cosa importante sono gli archivi di moda e le fondazioni che conservano i tesori del passato, tutti attingono da li, me compreso.
Guardando indietro, qual è il traguardo che ti riempie di più di orgoglio?
Essere scelto da attori americani che vedevo solo in tv mi ha lasciato di stucco, tutte le volte che mi chiamava qualche agente da NY o LA chiedevo una mail di conferma perché pensavo fosse uno scherzo, cerca di capire il contesto, pensavo sempre: davvero io ? Davvero vogliono me per fare questa cosa?
Se potessi collaborare con chiunque, passato o presente, chi sceglieresti e perché?
Bella domanda, in passato, 25 anni fa magari avrei amato fare da assistente a Grace Coddinghton, Editor di Vogue America che considero la massima espressione di chi fa il mio mestiere, se dovessi scegliere un personaggio da vestire mi catapulterei a fine anni 90 e direi OASIS, esteticamente hanno segnato la mia adolescenza e la influenzano tutt’ora.
Lavorare con grandi fotografi e su riviste internazionali deve essere stato intenso. Qual è stata la sfida più grande?
Per me è talmente naturale stare sul set che non le ritengo sfide ma confronti, lavorare con grandi nomi della fotografia è un privilegio che arriva quando hai una carriera consolidata e se ti scelgono vuol dire che vai bene in quel contesto, più che altro bisogna imparare a rispettare la visione del fotografo e delle volte assecondarne i deliri…
A proposito, lavorare con celebrità e riviste internazionali porta anche pressioni. Come riesci a restare te stesso in questo contesto?
Ci sono molte pressioni ma riesco a mantenere la calma ed a essere lo stesso Fabio che tutti conoscono, forse un filino accomodante ma il ruolo lo richiede, le star amano essere “coccolate” e lo stylist diventa quasi uno psicologo… Riguardo al successo, non è una cosa che percepisco, sono con i piedi per terra per svariati motivi, poi è un successo relativo, nel senso che sono riconosciuto come professionista in determinati ambienti o settori e sono sconosciuto in altri e la cosa mi piace, non riuscirei a vivere sereno se il successo interferirebbe con la mia vita come succede ad attori e cantanti. Ho bisogno di pace e sono un grande fan del silenzio, forse perché vivo costantemente nel caos.
Tra backstage e set, c’è un luogo del tuo paese di origine che per te è diventato rifugio di memoria, quasi una bussola interiore?
Io di rifugi ne ho due in due regioni diverse, sono nato in Sardegna da madre cagliaritana e padre melillese, amo il cortile della casa di mia nonna in Sardegna dove ho ricordi d’infanzia bellissimi, a Melilli non ho un luogo del cuore per un semplice motivo, mi piace tutto il centro, tornare ad Agosto e girare per i vicoli è stato un tuffo nel passato meraviglioso, ho ricordi e aneddoti in ogni angolo del paese.
Quando non sei immerso nel lavoro, cosa ti fa sentire “a casa”, ovunque ti trovi?
E’ raro, ma quando capita metto le cuffie con i Royksopp a palla e vado a camminare vicino il fiume sotto casa, c’è un percorso di 7 km immersi nel bosco che mi mettono in pace e poi amo ascoltare musica elettronica mentre cammino.

C’è un consiglio o un ricordo di qualcuno con cui ha lavorato che ancora oggi ti guida?
Certo, un caro amico, Fabio Bozzetti, fotografo romano scomparso ahimè troppo presto mi diceva sempre sul set che “meno è meglio “, è una regola granitica che mi accompagna da sempre.
Qual è stata la lezione più importante che hai imparato in questi anni di carriera internazionale?
A non fidarmi troppo di chi ti elogia di continuo, a parlare il meno possibile soprattutto se non richiesto, a dire no se il sesto senso di dice di dire no.
La Sicilia è fatta di luce e ombre, di contrasti fortissimi. Quale parte di questa terra senti ancora più viva dentro di te?
Sono un lupo di mare, è la parte che mi manca di più. Vivere la spiaggia con gli amici, i giorni spensierati che infondono leggerezza, elemento essenziale per star bene a mio parere.
Anche viaggiando e lavorando in tutto il mondo, in che modo Melilli o la Sicilia hanno influenzato il tuo gusto e la tua estetica?
Il ritmo più lento e contemplativo di Melilli ha influenzato la mia estetica, il tempo delle volte sembra essersi fermato, qui il tempo è fatto di dettagli semplici ma molto forti.
Se dovessi tradurre Melilli in una collezione o in un progetto creativo, cosa non potrebbe mai mancare?
Come consulente potrei suggerire il colore della pietra con cui è costruito il nostro paese, una collezione con quel colore potrebbe essere interessante, per un progetto creativo non “dovrebbe” mancare la partecipazione dei talenti “dormienti”, Melilli ne è pieno, prima penserei a risvegliarli e coinvolgerli, forse ci vorrebbe una scossa?
Oggi torni a Melilli per insegnare ai giovani. Cosa significa per te essere un punto di riferimento qui, dove tutto è iniziato?
Non avevo aspettative ed ho terminato il corso con stupore, sono grato a tutti i ragazzi per aver partecipato con curiosità, più che un punto di riferimento spero di essere una spalla solida per chi vorrà ampliare le proprie conoscenze e cominciare un percorso nuovo, Rebecca Campagna per esempio è sulla strada giusta.
Se potessi rivolgerti al giovane Fabio che muoveva i primi passi a Bologna, cosa gli diresti oggi? E quindi, in un certo senso, se dovessi dare un consiglio a un giovane melillese che sogna di diventare artista?
Direi di Rimanere fedele alla propria identità, ma di aprirsi al mondo, direi di non temere il fallimento e gli direi che sicuramente la comunità e il senso di appartenenza ad essa è fondamentale, ma il cammino è solitario e questo ti darà la libertà di esplorare le tue idee senza compromessi.
Pensi che un giovane oggi possa inseguire i propri sogni restando in Sicilia, oppure serve ancora “partire” come hai fatto tu?
Aimè serve partire per strutturarsi bene e confrontarsi con il mondo lavorativo, per poi magari tornare e mettere radici ma con un solido background. Non ci sono molte aziende su cui puntare, non c’è un’editoria di settore ed è un peccato, sarebbe carino avere un magazine moda tutto made in Sicily.
Come immagini il futuro della tua carriera? Ci sono sogni ancora da realizzare?
Non saprei, è un periodo strambo su molti fronti e questo si ripercuote anche nel mio lavoro che è un filino cambiato, è tutto molto veloce quindi cerco di diversificare, ho avuto delle proposte carine nel cinema che sto valutando attentamente anche se ho già fatto qualcosa nei mesi scorsi, era un Pilot (puntata Zero) di una serie americana, non so se andrà in onda o se verrà approvata per poi andare in produzione, vorrei rallentare per dedicarmi alla formazione, ho scoperto per caso un lato nascosto che mi da grandi soddisfazioni.
Oltre le parole
Parlare con Fabio Mercurio significa scoprire che la moda per lui è più di un lavoro, ma un linguaggio, una forma d’arte che racconta emozioni, rischi e sogni. Dietro il successo e le luci dei set internazionali, c’è un uomo che ha saputo trasformare le normali paure di chi si sa mettere in gioco e parte dalla sua terra con mille sogni e ambizioni in coraggio, e dubbi in creatività. La sua storia è un invito a inseguire passioni con determinazione, a restare fedeli a sé stessi anche quando il mondo ti spinge altrove, e a non smettere mai di immaginare il futuro, con eleganza, talento e cuore.
CHIACCHIERE D’AUTORE – Storie, voci e radici del nostro territorio
Chiacchiere d’Autore è una rubrica pensata per dare voce a chi custodisce, interpreta e rinnova l’anima del nostro territorio, dove “autore” non è solo chi scrive: è chi crea. Ogni incontro è un dialogo autentico, una finestra aperta sulle storie di chi trasforma la creatività in mestiere e le radici in ispirazione, tenendo vivo il legame con la nostra terra. Un viaggio tra arte, cultura e identità: perché dietro ogni opera, dietro ogni creazione, c’è sempre una voce che merita di essere ascoltata.







