La Pirrera Sant’Antonio immersa nel paesaggio agreste di Contrada Pianazzo, si apre lungo le Coste di Sant’Antonio. Questo sito è un vero gioiello tra le cave ipogee siciliane: le volte, sorrette da imponenti piloni di sostegno realizzati dai Pirriaturi (i cavatori di pietra), raggiungono i 27 metri di altezza, i corridoi possono superare i 280 metri di profondità e l’estensione complessiva è di circa 2.500 metri quadrati. Le rocce della Pirrera Sant’Antonio appartengono alla Formazione dei Monti Climiti – Membro Melilli (oligocene sup. – tortoniano). Si sono formate dall’accumulo di resti di organismi marini e sono composte da calcareniti marnose, una miscela di calcare e argilla. L’insieme di questi elementi conferisce alla roccia il suo tipico colore bianco, la sua compattezza e, al tempo stesso, la sua facilità di lavorazione. Circa 6-7 Milioni di anni fa, quale conseguenza della complessa geodinamica del Mediterraneo, gli Iblei emersero dalle acque, andando a costituire l’imponente horst carbonatico sul cui margine Nord-orientale si erge l’abitato di Melilli. Per un caso fortuito, probabilmente da un piccolo antro naturale, milioni di anni dopo, iniziò l’estrazione di questa “pietra” che divenne l’oro bianco del Paese.
Dopo il violento terremoto del 1693 – che devastò gran parte del Val di Noto (l’attuale area corrispondente alle province di Siracusa, Catania e Ragusa) – i blocchi di pietra estratti dalla Pirrera Sant’Antonio furono fondamentali per ricostruire i paesi colpiti. L’attività estrattiva proseguì per secoli, durante i quali, grazie alla maestria dei Cavatori, si perfezionarono le tecniche di scavo e taglio della pietra. Agli inizi del Novecento, Pirriaturi e Scalpellini dimostrarono nuovamente la loro alta specializzazione sbancando la parte meridionale della montagna che affacciava sull’allora angusta Piazza San Sebastiano, raddoppiandone di fatto l’ampiezza. Fu un’epoca di grande fermento artistico: in quel periodo nacquero numerose botteghe artigiane capaci di realizzare mensole, architravi e stipiti di grande pregio, talvolta ispirati alle linee del Liberty.
A Siracusa, la pietra bianca di Melilli ha impreziosito chiese, palazzi e monumenti, così come nei borghi vicini – Augusta, Sortino, Villasmundo, Priolo e Canicattini Bagni – dove ancora oggi brilla sulle facciate degli edifici storici. Ma la sua fama ha viaggiato lontano. Catania l’ha scelta per opere di grande valore: la Chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata, il Palazzo delle Poste, la Camera di Commercio, il Viadotto ferroviario. Messina, devastata dal terribile terremoto del 1908, l’ha voluta per la ricostruzione, riconoscendone la qualità e l’eleganza. E poi ancora più su, oltre il mare, fino a Genova e Milano, dove il bianco di Melilli ha trovato spazio in contesti architettonici lontani dalla sua isola, ma non per questo meno affascinanti, o più a sud, fino a Malta.
L’attività estrattiva proseguì almeno fino agli inizi degli Anni Sessanta del Novecento, quando l’introduzione di materiali più economici e l’espansione della zona industriale – che offriva migliori prospettive occupazionali – spinsero molti Cavatori ad abbandonare l’attività alla Pirrera, segnandone il declino.
Negli ultimi anni, la Pirrera Sant’Antonio – Cava del Barocco è stata oggetto di un significativo intervento di recupero e valorizzazione, grazie alla collaborazione tra il Comune di Melilli, la Fondazione Museo Pino Valenti da Melilli e la cooperativa Klimax. Oggi, l’imponente Cava si configura come un luogo dinamico e attrattivo, un polo multifunzionale adatto a ospitare eventi artistici, festival, esposizioni, performance dal vivo, degustazioni enogastronomiche legate alla tradizione locale, oltre che set per produzioni cinematografiche e shooting fotografici. Negli ultimi anni, infatti, la Pirrera è stata scelta da importanti produzioni come il film Un milione di giorni di Emanuele Giliberti (2011) e la pellicola Luka di Jessica Woodworth (2022). Nel corridoio principale della Cava resta una traccia tangibile dell’allestimento del film, presentato in anteprima mondiale al Festival di Rotterdam nel 2023. A conferma della suggestione cinematografica del luogo, nello stesso anno, anche i Coma_Cose hanno scelto la Pirrera come set per alcune scene del videoclip L’addio, contribuendo a rafforzarne l’aura evocativa e senza tempo.







