Nel cuore di Melilli sorge la Basilica di San Sebastiano, un luogo che racconta una straordinaria fusione di devozione, fede e arte. Visitare questa Chiesa significa immergersi in un’esperienza unica, capace di toccare le corde più profonde dell’identità melillese.
Si narra che, nella primavera del 1414, un naufragio avvenuto in prossimità dell’irta scogliera dell’antico porto Trogilo lasciò sulla spiaggia una cassa contenente l’effige di San Sebastiano, cui i marinai avevano già attribuito la loro miracolosa salvezza dalla tempesta.
All’evento seguì qualcosa di straordinario: la cassa, dopo il suo ritrovamento, divenne inspiegabilmente pesante, tanto che fu impossibile spostarla. Solo con l’arrivo del Clero melillese la cassa si fece improvvisamente leggera, rendendo così possibile il suo trasporto fino al cuore del paese dove la cassa tornò a essere pesante e immobile, segnando misteriosamente il sito dove sarebbe stata edificata la Chiesa.
Di quel primo edificio, distrutto dal terremoto del 1693, purtroppo, non rimase quasi nulla. Il nuovo edificio, costruito a partire dal 1695, testimonia il prestigio del culto di San Sebastiano e il suo ruolo fondamentale nella vita della città della quale venne eletto Patrono il 12 ottobre 1697.
La maestosa facciata fu realizzata su progetto dell’ingegnere militare Alessandro Luigi Dumontier nel 1751, modificata, nel secondo ordine, dall’architetto siracusano Nicolò Sapia nel 1762 e realizzata da maestranze locali guidate dal maestro lapicida siracusano Luciano Alì. Le eleganti decorazioni dei portali e delle volute anticipano la magnificenza degli interni.
All’interno della Basilica, l’arte raggiunge vette straordinarie: marmi policromi, stucchi e quadri dei più importanti pittori siciliani del XVIII secolo. Le navate laterali costituiscono delle vere gallerie d’arte: pale d’altare di pittori messinesi e catanesi che fanno sì che l’arredo pittorico sia straordinario nella sua unicità. L’apice della ricchezza decorativa è rappresentata dal soffitto che porta la firma di Olivio Sozzi, artista tra i maggiori del Settecento siciliano. Sotto il soffitto del Sozzi, degni di nota, i quattordici quadri che riproducono i fatti più salienti della vita di Mosè di Francesco Gramignani Arezzi. Altro elemento di grande impatto visivo è lo straordinario pavimento di marmo intarsiato, i cui lavori iniziarono nel 1775 sotto la direzione del maestro marmorario Tommaso Privitera di Catania, e che completa la bellezza artistica di questo edificio pieno storia.
La Basilica di San Sebastiano non è solo un luogo di culto, ma un vero e proprio museo vivente che conserva la memoria di secoli di fede, arte e tradizione.







